Le donne importanti della Terra. Oriana Fallaci. Nuova Rubrica.

Le donne importanti della Terra è una delle novità di questo 2020, una rubrica che aggiornerò mensilmente nel raccontarvi personaggi tutti al femminile che hanno fatto la storia nel mondo e per il mondo.

Ho deciso di iniziare con una tra le donne, giornaliste e autrici che ammiro di più: Oriana Fallaci.

Le mie impressioni sul libro: Lettera a un bambino mai nato

oriana fallaci

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Oriana Fallaci è una giornalista e scrittrice di fama internazionale, non ha bisogno di presentazioni né di recensioni. L’anniversario della sua morte avvenuta nel 2006 è stato il 15 settembre e in previsione di questa pubblicazione ho voluto scrivere questo articolo e una riflessione su di lei.

Anni fa ho letto e riletto “Lettera a un bambino mai nato”, un libro che come molti della giornalista ha venduto milioni di copie nel mondo. Un testo che squarcia il cuore e le anime ferite da una verità conosciuta troppo da vicino. Si narra l’interruzione della vita umana. La perdita di una vita che cessa la sua esistenza nel luogo che dovrebbe essere il più sicuro del mondo: l’utero materno.

Oriana Fallaci ha avuto una vita intensa, vissuta sempre al fronte, non solo in modo realistico, è stata la prima giornalista italiana a essere inviata di guerra, partecipò alla Resistenza Italiana ed è stata un’attivista Italiana tra le più note al mondo.

Quando si sono scritte intere pagine di storia, lei era presente e con l’estro della sua penna dura e a volte spietata ha raccontato le tante verità scomode del mondo, che in tanti non avrebbero mai narrato. Lei ha vissuto in prima persona lotte di forza per raccontare la sua parola, il verbo nel mondo sui fatti più importanti che hanno reso gli uomini di oggi quello che sono. Ha raccontato interviste a personaggi e persone illustri del mondo, uomini politici, divi di Hollywood, dei quali ne parla nel libro I sette peccati di Hollywood. Ha toccato sfere di interesse globale come la lotta per i diritti umani.

Un suo capolavoro è Lettera a un bambino mai nato. Un testo che lascia nel lettore un vuoto immenso, in quel buio nascosto mai presente alla luce del sole, che è la bocca dello stomaco. Ti arriva come un pugno in faccia. Ti fa commuovere e partecipe di un evento tragico come l’aborto, che stordisce in modo indimenticabile l’animo di ogni donna che ha vissuto un’esperienza simile.

Ci sono passata, diverse volte. Un libro nel quale lei racconta un evento tragico e biografico della sua vita, facendo entrare nel suo “io” profondo chiunque abbia letto le pagine di quel libro. Oriana Fallaci narra del suo aborto spontaneo, era incinta e dopo una discussione con l’uomo, in essere il padre di quel bambino, un malore le strappò la vita che stava nascendo dentro di lei.

Conosco il dolore sordo di una sofferenza che non si arresta mai. Non ho mai fatto mistero della mia infertilità, ho scritto un libro sul mio percorso “E tu quando lo fai un figlio? Edito da Rizzoli con la collana digitale Youfeel. Ho raccontato in quel testo cosa accade all’interno di una coppia quando un bambino non arriva, un libro scritto in chiave ironica ma con tutti i passaggi che marito e moglie vivono e affrontano quando si scopre che avere un bambino non è così semplice come si pensa.

Sono diventata mamma nel 2012, ma non ho dimenticato quegli anni, mai. Non ho dimenticato quei sentimenti. Non ho mai dimenticato i miei bimbi mai nati!

“Lettera a un bambino mai nato” è stato un successo planetario. L’idea di quel libro nacque in seguito alla richiesta, alla Fallaci, del direttore editoriale Tommaso Giglio di occuparsi di un’inchiesta sull’aborto. Le furono assegnati 4 mesi per occuparsene, ma lei si presentò al direttore dopo sei mesi con un insieme di fogli che raccontavano la vicenda dell’aborto vissuta in prima persona. Il libro è una lunga lettera, un monologo dell’autrice che si rivolge a quel bambino che vive dentro di lei. Un raccontarsi tra lei e quella creatura, mettendolo al corrente delle tante difficoltà che la vita offre a un essere che non ha scelto di nascere e vivere. I toni sono toccanti, le corde smuovo gli animi duri e insensibili. Questo suo raccontarsi, testimoniare le riflessioni di una madre che lo rimarrà solo nell’animo, perché quel bimbo non vedrà mai la luce del sole, arriva al lettore in modo bruciante sugli occhi, perché la commozione si avverte, è tangibile. Non camminerà mai sui campi verdi, non odorerà i fiori sbocciati di primavera. Non si immergerà nelle acque del mare durante l’estate. Non correrà sulla spiaggia. Non giocherà con alcun coetaneo. Tutto è stato negato a una vita che non aveva scelto lei di essere generata e che ancora una volta, non ha scelto lei di essere uccisa.

Nel libro non viene svelato né nome, ne volto, nulla. Ci sono solo le parole di una donna che vive la maternità come una responsabilità, non come un dovere di donna verso la procreazione. Vivere in quei tempi non doveva essere facile per una donna come lei, impavida, che viveva nel giusto, una giornalista d’inchiesta, una scrittrice che narrava senza vizi né pregiudizi il mondo che la circondava.

Inutile dire che è e rimane una tra le donne che più ammiro, che ha disegnato una pagina dell’universo femminile che dovrebbe far riflettere le tante donne che oggi scappano davanti alle difficoltà o che al contrario, non trovano il coraggio di farlo dinanzi a un marito violento che le picchia fino a togliere loro dignità e spesso, la vita stessa.

Un monito per tante donne. Una figura da ammirare, ricordare.

La sua morte è avvenuta il 15 settembre del 2006 quando  Oriana Fallaci aveva 77 anni. Dopo anni vissuti in giro per il mondo e aver vissuto a New York in gioventù in quegli anni in cui ha conosciuto personaggi illustri nel mondo, si è spenta nella sua città natia: Firenze. Il tumore ai polmoni che l’aveva colpita anni addietro non le diede scampo e l’aggravarsi delle sue condizione ne decretarono la morte in quella città che l’ha vista nascere e crescere. Era stato un suo preciso volere, un desiderio spegnersi tra quelle terre che furono protagoniste dei Partigiani, lei stessa espresse quelle volontà, perché era lì che suo padre aveva comandato i partigiani. Su un pezzo di terra affacciato sull’Arno.

Una storia toccante, che non bastano parole o pagine intere per descrivere l’intensità di una lettera raccontata da una madre a suo figlio perché non potranno mai vedersi in viso. Toccanti sono i passaggi in cui lei cerca di immaginarsi il volto di suo figlio. Di come potrebbe essere. Lei si descrive a lui e si chiede, se questo essere di poche cellule che culla nel suo grembo è in grado di visualizzarla. Ci sono alcuni passaggi di grande riflessione, in cui lei parla con questo lui o questa lei e gli spiega l’anormalità di quel momento. Si trova a riposo, a letto, perché deve proteggere suo figlio o quella bambina che lei si augura possa nascere. Non sarà così. Lei lo sa e quei sentimenti di malinconia per un qualcosa che poteva essere ma che non è stato sfiorano le pupille e il cuore.

Un libro che va letto.

Se anche tu lo hai letto, scrivimi, commenta e condividi questo articolo.

Lascia un tuo like e parliamone insieme.

Alla prossima

 

Tiziana Cazziero

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