Intervista a Daniela Nardi autrice del romanzo Mille giorni d’Inverno

Torniamo a parlare con gli autori, oggi per la rubrica “Interviste autori” abbiamo l‘intervista a Daniela Nardi autrice del romanzo Mille giorni d’inverno. Conoscere gli autori con le interviste trovo sia una buona soluzione per presentarsi al pubblico, molti lettori asseriscono di aver conosciuto diversi scrittori e autrici, tramite le varie interviste nel blog e gruppi social, sentirli raccontare di loro e delle fatiche letterarie ha un suo fascino e mi convinco sempre di più, di quanto siano importanti le interviste autori per la divulgazione dei libri e la promozione degli autori emergenti.

Senza altre chiacchiere, per voi l’intervista.

Mille giorni d’inverno

Intervista a Daniela Nardi autrice del romanzo Mille giorni d’Inverno

51cracxk0il-_sx352_bo1204203200_D. Ciao Daniela e ben arrivata nel mio blog, parlaci di te, presentati ai lettori, chi è Daniela Nardi?

R. Ciao Tiziana. Innanzi tutto ti ringrazio per questa bella opportunità. Sono napoletana “verace”, anche se ho vissuto a lungo in provincia e da un paio di anni mi sono trasferita a Fondi, nel basso Lazio. Ho fatto il liceo classico e poi ho frequentato giurisprudenza, infine ho cambiato rotta occupandomi di commercio. Tutto questo senza mai tralasciare la mia vera passione: la scrittura.

D. Mille giorni d’inverno, come mai questo titolo? Cosa ci racconti su questa storia?R

R. Il titolo ha una doppia valenza: una è storica, in quanto la guerra nel sud Italia è durata più o meno tanto tempo (precisamente 1185 giorni); l’altra è emotiva e viene spiegata dalla protagonista nell’ultimo capitolo, quando prende coscienza di quanto siano stati devastanti per la sua anima gli avvenimenti a cui ha assistito. Mille giorni d’Inverno lo si può definire un romanzo corale, famigliare, composto di piccole storie intrecciate e immerso in un’ambientazione rarefatta, quasi fantastica.

Ѐ questo il registro del racconto, ispirato al “realismo magico” tanto caro a Garcia Marquez e Faulkner; l’unico con cui avrei potuto raccontare episodi ed esperienze molto distanti dal mio vissuto eppure così emotivamente coinvolgenti. Molti personaggi sono realmente esistiti così come le vicende descritte. Ho due curiosità, fra le tante, che voglio condividere con chi legge: il bombardamento iniziale è realmente accaduto a Napoli, così come gli eventi descritti che si possono ritrovare nelle cronache giornalistiche dell’epoca; il capitolo che narra della tentata deportazione di Luigi ed Eduardo da parte dei tedeschi, è stato vissuto da mio zio e mio nonno; proprio mio nonno alla fine della guerra, lo descrisse in un memoriale con tutti i particolari; dopo averlo ritrovato tra le sue carte, ingiallito dal tempo, con quella grafia particolare dell’epoca, mi sono limitata ad adeguarlo allo stile del romanzo.

D. Storico, cosa ti affascina di questo genere, c’è stata forse qualche lettura o scrittore che ha influenzato questa tua passione?

R. Questo romanzo è dedicato ai miei genitori, in particolare a mia madre, che è stata una fonte inesauribile di aneddoti e storie, soprattutto personali, sulla seconda guerra mondiale; c’è anche molto dei racconti di Beppe Fenoglio e di Curzio Malaparte per le atmosfere che sanno regalare e di Primo Levi per la capacità con cui narra la sofferenza.

D. Essere un’autrice emergente oggi che cosa significa? Come ti relazioni con l’editoria moderna?

R. Ѐ molto più complicato emergere rispetto al passato; può sembrare un controsenso perché negli ultimi anni la tecnologia e i social danno enormi possibilità a chiunque di potersi cimentare nella scrittura, permettendo a tante piccole case editrici di lanciarsi nel mercato, ma è proprio il potenziale che hanno questi strumenti il vero problema. In pratica si assiste a una vastissima immissione di pubblicazioni, spesso di scarsa qualità e senza una vera selezione, e in questo mare magnum è difficile farsi notare. Personalmente ho scelto la pubblicazione attraverso Lettere Animate, un editore digitale a mio parere piuttosto pragmatico e motivato, che riesce a muoversi bene in questo ambiente competitivo. Ma non escludo in futuro di avvalermi del selfpublishing, una volta acquisita una certa esperienza nell’auto promuovermi.

D.Digitale o cartaceo, dove si nasconde il futuro dei libri secondo te? Oggi gli ebook stanno diventando sempre più presenti nelle letture, pensi sia questo il futuro?

R. Non credo che il cartaceo verrà soppiantato dal digitale, penso piuttosto a una benevola convivenza. Trovo il digitale un fenomenale strumento di libertà e diffusione. Ha permesso a chi voleva mettersi in gioco di esprimere le proprie idee, potendole divulgare in maniera semplice e veloce e permette al lettore di poter usufruire, in pochi byte, di tutto lo scibile umano, scegliendo tra migliaia di titoli. C’è però il rovescio della medaglia, che ritengo si possa riassumere nel pensiero del filosofo Serge Latouche quando sostiene che lo strumento elettronico ripropone la fragilità della cultura orale ed evidenzia il rischio che possa proporre la banalità e la superficialità, in quanto non esiste più un controllo sul testo che non sia quello, poco specializzato e di bocca buona, del pubblico.

D. L’amore deve essere un elemento essenziale per un buon romanzo?

R. Bella domanda. Ci ho riflettuto un po’ e, nonostante rimanga dell’idea che non sia imprescindibile per la creazione di un ottimo romanzo, mi sono resa conto di quanto sia importante come mezzo di coinvolgimento emotivo, non solo nel romance ma nei generi più diversi. Per esempio, 1984 di George Orwell ha una storia d’amore all’interno molto avvincente, così come la trilogia di R Daneel di Asimov, in cui vi è un coinvolgimento sentimentale con un robot. In Mille giorni d’Inverno ci sono ben due storie d’amore piuttosto tormentate, una che riguarda Mari e una che coinvolge la sua amica Ester con Salvo. Anche nel mio ultimo romanzo Solo Ieri, nonostante l’argomento principale sia l’amicizia, le pene d’amore non mancano e sono davvero molto appassionanti.

Grazie per la tua disponibilità.

Ringrazio te nuovamente per avermi ospitata.

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