Lidia Calvano si racconta,autrice erotica e di fantascienza

Lidia Calvano ha parlato della sua attività di autrice nel gruppo amministrato dalla sottoscritta, di una racconta di racconti, scritta con altri autori, dal titolo inquietante: Verniciatori di Bare.

Sinossi

418hi-kzjrl-_sx311_bo1204203200_Un’antologia di racconti brevi è un gioco per menti veloci. Si salta da un mondo all’altro, e l’immaginazione del lettore è sfidata e stimolata a un adattamento veloce e a immergersi nei mondi di volta in volta proposti, spesso costruendone intere sezioni, appena tratteggiate dalle parole scritte.
Una sfida, quindi. C’è qualcosa che può rendere più interessante l’esplorazione? L’essere a volte i racconti con lo stesso titolo, ma da mani e menti completamente diverse, un gioco di specchi o ancora meglio di tunnel tra universi solo in apparenza del tutto separati.
Avete tra le mani una scelta dei racconti brevi scritti a suo tempo per FUL (Fantasia Unico Limite), un gruppo di scrittura dove, a fronte di un titolo proposto settimanalmente da uno dei membri, un diluvio di universi diversi, uno per racconto, veniva presentato, con grande godimento degli autori e dei lettori
Infine, per aumentare il coefficiente di difficoltà, questa raccolta presenta i racconti di una coppia, marito e moglie. Non a caso, l’unico racconto scritto a quattro mani è un giallo sanguinoso, la pallida eco delle dinamiche affrontate per arrivare alla stesura finale.
Buon divertimento, quindi.

Verniciatori di bare: Racconti e microracconti

 

1.Il verniciatore di bare titolo interessante. Come nasce e di cosa parla?

Verniciatori di bare” è un’antologia di racconti brevi e brevissimi, che spaziano dalla fantascienza al noir, all’umoristico, al paranormale. Gli autori siamo Stefano Sappino ed io, e nella vita reale siamo sposati da quasi 19 anni. I racconti nacquero in seno a un gruppo di scrittura creativa qui su FB, nel quale si proponeva a turno un tema a settimana, e chi voleva si cimentava a svilupparlo in un racconto. Naturalmente la gara era anche a chi escogitava il titolo più originale. Verniciatori di bare era appunto il più geniale di quei titoli, proposto da un amico e scrittore, David Fivoli, che ci ha graziosamente concesso di utilizzarlo come titolo della nostra antologia. Molti altri sono stati temi memorabili che hanno dato origine a racconti inseriti nell’antologia: “La notte che Google smise di funzionare”, “Luminosi i mattini erano un tempo”, “Le infernali macchine del dottor Murray”, “L’accidia del camaleonte”, “La dieta”, “Lucertole” e così via. A distanza di anni da quella bellissima e formativa esperienza, io e Stefano abbiamo ripreso i racconti più belli, aggiunto degli altri che nel frattempo avevamo scritto, litigato non poco sulla revisione e infine sfornato l’antologia. Lui è comunque più sul versante scifi, io su quello noir e mistery.

  1. Cos’è per te scrivere e qual è il genere a te più affino?

Scrivere è per me attingere a un pozzo nascosto di sensazioni meravigliose. Non lo vivo come un aspetto della vita necessario e indispensabile, la mia ispirazione è difficile da stanare e va rincorsa e corteggiata, eppure le emozioni di scrivere in preda a un’idea brillante sono tra le più gratificanti che posso immaginare.

  1. Se dovessi cambiare, quale genere letterario mai affrontato vorresti trattare?

 Mi piace molto sperimentare, e questa antologia ne è la prova. Ho pubblicato romance, erotici calati nella fantascienza, ho un rosa crime in valutazione, insomma, nella scrittura come nella lettura adoro spaziare e mettermi alla prova. Mi stanco presto di scrivere nello stesso genere. Mi piacerebbe scrivere più fantascienza, provare lo steampunk, l’urban fantasy, i gialli classici, i thriller. Non è detto che prima o poi non arrivi l’idea giusta.

  1. Come concili la tua quotidianità con la scrittura?

Conciliare la quotidianità con la scrittura non è difficilissimo, visto che non scrivo con regolarità ma solo quando “sono in vena”, e lungi da me l’idea di fare di questo piacere una professione. Più difficile conciliare la quotidianità con la promozione sui social, che trovo veramente totalizzante e stressante. Ma fa parte anche questo del gioco, se presa con saggezza può essere anche molto divertente.

  1. Self publishing se ne parla tanto. Tu cosa ne pensi?

Trovo che il self publishing sia una meravigliosa opportunità sia per gli scrittori che per i lettori. Dieci anni fa non era neanche pensabile tutto questo. Come ogni opportunità nasconde delle insidie, che col passare del tempo e l’accumulare delle esperienze potranno essere gestite. Siamo ancora nel brodo primordiale, nella fase entusiastica in cui tutti scriviamo e pubblichiamo. Si farà una selezione sulla qualità, credo, negli anni a venire, e alcune pubblicazioni amatoriali resteranno nella loro nicchia di pochi lettori mentre i testi più validi e professionali emergeranno e faranno numeri e successo. Il mercato editoriale è in profonda evoluzione, sarà interessante vedere cosa accadrà nei prossimi anni. A mio modesto avviso, il self è profondamente legato al digitale. Nel cartaceo non ci sono ancora abbastanza strumenti per una distribuzione capillare sul territorio da parte di un singolo autore indie. Ma se il mercato virerà di più sul digitale, il fenomeno self sarà sempre più importante.

Altre opere dell’autrice.

La terza luna di Vegis (Senza sfumature)

La lezione del porcospino (Passioni Romantiche)
Le concubine del pianeta Zofar (Senza sfumature)

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